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mercoledì 28 dicembre 2016

Self Publishing - L'editoria di tutti

"Lo spunto di questa considerazione nasce in seguito alla lettura di un articolo sul self publishing e su come certi autori stiano più attenti alla promozione che al contenuto dell'opera stessa."
Pubblicare un libro è il sogno di milioni di giovani e meno giovani aspiranti scrittori. Quella storia che fa palpitare il cuore, che chiude lo stomaco, che si annida in testa viene annotata su un foglio di carta, trascritta su un foglio word, letta, riletta e corretta, nella punteggiatura, nella grammatica e nel contenuto. Un pensiero cambia forma decine di volte prima di racchiudere il vero senso che l'autore ha voluto attribuirgli.
Salvato il file e riposto in esso la speranza che possa diventare un'opera che possa essere letta da quante più persone possibili, il manoscritto inizia a vivere una seconda vita. Diventa allegato e-mail o malloppo cartaceo che viaggia in direzione di una marea di case editrici che nell'arco di qualche mese possono decidere se farne di esso un prodotto finito o elemento che finisce nel cestino del PC o cibo per il trita documenti.
In questo arco temporale l'autore vive una specie di dimensione parallela tormentata da vortici emozionali e da domande a cui non riuscirà quasi mai a darsi una risposta.
La vergogna si impadronisce del suo viso, in vampate rosee, ogni qualvolta immagina che in quel preciso momento un qualsiasi editore stia ridendo di quelle quattro frasi già sentite e risentite.
L'orgoglio di quando già pensa al seguito della pubblicazione, di quando racconterà ai primi ospiti presenti alla prima dell'opera perché ha voluto trattare quel tema, quale circuito fantastico si nasconde nella trama e di quanto sia orgoglioso per aver raggiunto l'obiettivo, rimarcando con modestia che quest'ultimo è stato reso possibile grazie all'editore e da coloro che hanno creduto in lui acquistandone una copia.
Sogni che solo il 10% degli aspiranti scrittori o pseudo tali riescono ad avverare.
L'editoria è una giungla. Il leone (editore) stermina senza pietà tutte le prede (aspiranti scrittori) e ne salva pochi esemplari. Quelli dotati di un talento cristallino e che in 100 pagine riescono a racchiudere un mondo e quelli che riescono a racimolare qualcosa una volta calato il sole ovvero il cuoco che pubblica le proprie ricette, il calciatore che racconta la sua carriera, il musicista che decide di rompere i coglioni non solo nello scaffale dei CD ma anche in quello "nuove uscite" e tanti altri autori appartenenti a categorie privilegiate. Per l'anonimo aspirante scrittore non c'è posto.
Per colpa di questo stallo editoriale, l'aspirante scrittore, ha solo una scelta, solo una strada da seguire; Il self publishing!
Partiamo dal presupposto che sia nell'editoria classica che nell'auto produzione c'è il prodotto di qualità e quello scadente, che non sempre Baricco e Ammaniti, (qua alzo la voce), hanno dato alla luce capolavori ma comunque anche la loro peggiore performance letteraria la ritroviamo, a costo elevato, nello scaffale di tutte le librerie. La loro meritata fortuna gli permette di avere a disposizione sempre una catena operativa di marketing e di promozione che permette in ogni caso una perfetta riuscita editoriale. Fortuna che chi si auto produce non ha e proprio da questo mio ultimo pensiero mi riallaccio all'articolo letto qualche giorno addietro.
L'autore, lamentava nel self publishing l'esistenza di scrittori che puntano più sulla promozione che sul contenuto dell'opera. Considerava questa tecnica dannosa per l'intera categoria di auto produttori ponendo considerazioni non felici sulla possibilità che questi personaggi, col tempo, possano essere la causa del fallimento del self publishing. Affermazione che non condivido in nessun modo perché:
1- decidendo di percorrere la strada dell'auto produzione, bypassando tutte le figure presenti nell'editoria classica, portiamo a termine un lavoro che solo ed esclusivamente noi riteniamo di ottima fattura e proponibile a un pubblico più vasto. Quindi: chi siamo noi per definirci autori di un buon libro?
2- privandoci dell'aiuto di un ufficio marketing che rappresenta il 90% del successo di un'opera, non è la fortuna che fa balzare il titolo in testa ai best seller degli ePub più venduti su amazon.
3- se hai venduto poche copie senza aver fatto auto promozione rispetto a chi ne ha vendute molte più di te auto promuovendosi in tutti i modi, tu non diventi l'autore di nicchia che può vantarsi di avere al seguito lettori di un certo calibro sputando sentenze verso chi se li conquista smanettando sui social dalle prime luci dell'alba fino a tarda notte. Auto pubblicarsi vuol dire anche questo.
Il self publishing è l'editoria di tutti. E' la possibilità che ognuno vorrebbe avere nella vita. Il sogno di poter raccontare il proprio mondo a quante più persone possibili. Questo può essere un mondo d'amore, di fantasia, un thriller, un mondo di riflessioni, di viaggi, di tecnologia e tantissime altre cose. Poi, dopo tutto il lavoro svolto, il successo è decretato dai lettori, da quei lettori che hanno conosciuto quell'opera anche e soprattutto grazie all'auto promozione mirata, aggressiva, costante e onnipresente.
Il self publishing è un aiuto a chi porta avanti un progetto, a chi assembla varie parti e le fa diventare un unico lavoro e se non diventeremo i nuovi Dante, Leopardi e D'annunzio almeno lasciate che le nostre storie, belle o brutte che siano, entrino nel cuore di chiunque e non perché esteticamente rappresentano capolavori di scrittura e di contenuto ma perché quella storia banale, letta in quel momento particolare, possa dare battito al cuore, sorriso alla bocca e brividi alla schiena del lettore che ha creduto in quel titolo, in quella copertina e in quella dannata quanto beata AUTO PRODUZIONE!

lunedì 9 marzo 2015

Come sbloccare un Tablet Smartpad 7.0 Go Mediacom

Ha tutti è capitato di dimenticare la password del proprio Tablet o di dimenticare la sequenza dei punti da unire per accedere alle funzioni dello stesso.
Poi se possiedi uno Smartpad 7.0 Go Mediacom, difficilmente trovi molto su internet e spesso ti devi affidare a quelle poche nozioni che incontri per il web cercando di adattare la risoluzione dei problemi, di altri modelli, al tuo. 
Per risolvere il problema riguardo ai possessori del modello Smartpad 7.0 Go serve poco e non serve chiamare il costruttore o scappare subito da un tecnico. 
Prima di iniziare mettetevi calmi seduti su una sedia vicino ad una presa di corrente e seguite questi pochi passi per arrivare alla soluzione del problema. 
Una volta seduti, collegate il caricabatteria alla presa, premete il tasto volume + del vostro Smartpad e inserite lo spinotto del caricabatteria nell'apposito foro presente sul lato dello smartpad stesso. Togliete il dito dal tasto volume e aspettate che appaia sullo schermo la schermata con il simbolo android steso con la pancia aperta da cui esce un triangolo rosso con un punto esclamativo. 

Se appare questa schermata avete portato a termine il primo passaggio. 
Nel passaggio successivo dovrete premere prima il tasto accensione e poi il tasto volume più (solo un tocco) in modo che appaia una schermata dove, muovendovi con il tasto volume, andrete a selezionare l'opzione "wipe data/factory reset". Una volta evidenziata l'opzione premete nuovamente il tasto di accensione. 
Dopo che il sistema avrà elaborato la richiesta apparirà una nuova schermata dove andrete a selezionare, sempre muovendovi tramite il tasto volume, l'opzione "Yes- delete all user data" che azionerete cliccando nuovamente il tasto di accensione.
Elaborata anche questa richiesta, il sistema vi riporterà alla schermata iniziale dove bisognerà azionare l'opzione "reboot system now" sempre cliccando il tasto accensione. 
Una volta conclusi questi passaggi avrete bisogno di una connessione wi-fi internet, se la possedete a casa o aiutandovi utilizzato il vostro smartphone come Router wi-fi per riconfigurare la lingua utilizzata, la mail che utilizzerete per l'account google e via via tutti gli altri semplici passaggi.
L'unica nota negativa per chi compie questa operazione riguarda la perdita di tutti i dati e delle applicazioni salvate, sullo Smartpad, prima della fatidica dimenticanza. Sempre meglio che chiudere per sempre nel cassetto un discreto Smartpad 7.0 Go Mediacom

martedì 14 ottobre 2014

EBOLA (dal collaudo al collasso? - Prove tecniche di armi letali)

Di epidemie mortali ne abbiamo conosciute e scoperte a dozzine, ognuna con la sua matrice infettiva e ognuna con apparenti possibilità di estinzione umana.
Tutte queste epidemie si sono fermate proprio quando la cosiddetta fase di allerta ha causato profondi disagi sul piano politico. quando si sono allertati i governi le epidemie sono cessate, scomparse, dimenticate e catalogate alla voce "falso allarme".
Ma non ci siamo chiesti mai il perché di questo misterioso declino proprio nel momento cruciale dell'epidemia, proprio quando il mondo intero poteva finire sotto assedio di microscopici batteri pronti a sterminare l'intera razza umana.
Le persone normali tacciono, sempre più impaurite, creano allarmismi sociali identificando lo straniero di turno come portatore di tale minaccia, le Tv impazzano con notizie sulle presunte contaminazioni e vivono di rendita per settimane, i governi creano stati di allerta mobilitando personalità importanti del mondo della scienza e gli scienziati tacciono.
Perchè proprio loro? eppure sono gli unici che potrebbero risolvere questo tipo di problema, dovrebbero essere in grado di creare antidoti all'epidemia, uscire allo scoperto con nuovi farmaci che possano prevenire certi tipi di infezione e invece restano chiusi in laboratorio. Non parlano, non rispondono alle nostre perplessità e non assecondano nessuno.
Se davvero l'ebola, l'ultima disastrosa epidemia che sta sconvolgendo il mondo, fosse così pericolosa perchè loro non si fanno avanti per mostrare al mondo intero la risoluzione del problema? Scarse tecniche di ricerca, scarsa produttività nel lavoro o lavoro per qualcuno che vuole creare ad hoc un'arma letale da utilizzare contro la popolazione mondiale.
Certamente è ambizioso, visionario, da pazzi parlare di certe congetture ma se ci pensiamo bene potrebbero esserci, dietro queste epidemie, società segrete che lavorano per gli stati più forti a livello economico e militare.
Potrebbero esserci dietro queste epidemie, la Russia, l'America, la Cina.
Creare un'arma invincibile per distruggere l'intera popolazione nemica.
1) Come? Testando periodicamente nuove forme di virus.
2) Il modus operandi? iniettare il siero epidemico in un numero ristretto di persone, trasportarlo in giro per il mondo e valutarne l'efficacia assoluta. Se un antidoto prodotto da qualche laboratorio farmaceutico riesce a debellarlo allora non si fa più niente.
3) Tecniche? Si fa credere che il virus provenga da qualche territorio africano privo di servizi igienici do il batterio può avere vita facile, può espandersi facilmente viste le bassissime difese mediche della zona, si convince l'intera opinione pubblica che sono gli stranieri la vera causa dell'epidemia sviando la lotta verso una problematica sociale più che logistica-militare.
Le conseguenze di questa continua ricerca militare potrebbero portare effetti devastanti sulla prossima guerra mondiale o non porterà mai a niente visto che fino ad oggi nessuna epidemia ha causato l'effetto ricercato, ma di sicuro causa effetti sociali distorti nel continuo e disperato accanimento verso chi ritenuto causa del male.
Insorge il mondo verso lo straniero mentre i potenti cercano il modo peggiore per distruggere l'intera umanità.


lunedì 17 giugno 2013

Come formattare un e-book





Questo articolo non si propone come guida efficace e sicura per la formattazione di un ebook ma, al contrario, è il frutto di una semplice ricerca effettuata su internet e vuole essere solo di aiuto al lettore che si cimenterà nella lettura di questo articolo in cerca di risposte alle proprie domande.
Saranno pochi e brevi consigli che sicuramente dovranno poi essere integrati con altre informazioni che sono liberamente reperibili su altri importanti blog.

Fatta la dovuta precisazione ora possiamo partire con i punti da seguire per una buona formattazione del nostro ebook che dovrà seguire obbligatoriamente un passaggio fondamentale: 

IL LAYOUT DI PAGINA

Microsoft Office e in particolare Word, che è lo strumento che noi utilizzeremo, permettono un' accurata formattazione del nostro documento che dovrà essere semplice, ma impaginato secondo criteri che renderanno la lettura e la conversione semplice e funzionale. 

a-Il titolo: Le condizioni ottimali per ottenere dei risultati, più che buoni, sono dettate dal tipo di stile che si vorrà attribuire ad esso. Sulla schermata principale di Word, in alto a destra, alla voce "Stili" dovremmo scegliere quello che vorremmo dare al titolo e al resto del testo. La soluzione dello stile "Normale" sarà quella che garantirà una buona formattazione. Servirà a poco cercare di creare stili che poi saranno causa di problemi nella conversione e nella lettura dell'ebook da parte dei lettori. 

b-I Margini: Sarà opportuno impostare una distanza di 2 cm per quello destro e il sinistro, mentre per i margini superiore e inferiore impostare rispettivamente 2 e 2,5 cm.

c-Rientri di riga e capoversi: Non c'è azione più sbagliata, quando si vuole scrivere un ebook, in quella di premere il tasto "TAB" per creare il rientro di riga o di premere "INVIO" per creare il capoverso successivo. 
Quando andremo a convertire il nostro ebook non faremo altro che creare immensi spazi vuoti che saranno visibili durante la lettura e quindi fastidiosi e spiacevoli da vedere. 
Per ovviare a questi errori non bisogna fare altro che andare alla voce "paragrafo", in alto sulla barra degli strumenti di Word, e dare un valore di rientro di riga e un valore di spaziatura fra i paragrafi che non dovrà superare i "6 pt".
In alternativa, per creare il paragrafo potremmo utilizzare un sistema semplice che consiste nel cliccare sul punto dove finisce il capoverso e premere la combinazione di tasti "ctrl+invio" dando vita al novo capoverso.  

d-Dimensione e Tipo di carattere: Non bisogna disperatamente cercare dei font particolari per attirare l'attenzione del lettore ma al contrario, più il carattere del testo è semplice, meglio il lettore leggerà con piacere quello che abbiamo posto alla sua attenzione. I caratteri consigliati sono il garamond o il cambria

Altrettanto importante è la dimensione del carattere che non dovrà superare i 16 pt e soprattutto non bisognerà perder tempo a colorare il carattere perché alcuni lettori ebook non supportano questa caratteristica.
Questi sono alcuni dei punti base che ci permetteranno di pubblicare un ebook, non dichiaratamente professionale, ma sicuramente di ottima fattura e leggibile da chiunque.



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venerdì 14 giugno 2013

Heil Beppen. Dalle (5) stelle alle stalle "La caduta del quarto reich"

Era quasi convinto di poter conquistare l'Italia, dall'Italia spostarsi verso la Germania e dalla Germania conquistare l'Europa. Nelle sue notti insonni, incantate dai bagliori della vittoria, il comico, il grillo parlante non aveva fatto i conti con le vere forze di resistenza che gli hanno impedito di portare avanti l'avanzata.
Un regolamento chiaro-scuro, una forza semi-politica costruita sul "cacciamoli tutti", il reclutamento video-curriculare e le registrazioni di tutti gli incontri di partito. 
Una nuova strada da seguire era il motto del movimento, una campagna elettorale creata sui tagli aviari, sui tagli agli stipendi ma mai sulle riforme. 
Il "Beppone nazionale" ha millantato progetti in quasi tutte le piazze d'Italia, ha creduto e ha fatto credere che un gruppo di personaggi poco noti al pubblico italiano potessero conquistare una poltrona e rivoluzionare l'intero sistema politico. 
Nulla di male in tutto questo, vecchi squali che ancora vivono a spese dei contribuenti occupano quei posti da una vita e tutto quello che hanno fatto di buono è il debito pubblico salito a cifre irragionevoli. 
Ma per creare qualcosa di importante, se si lavora in gruppo, bisogna ascoltare le idee altrui, i consigli di chi ha imparato qualcosa nei primi giorni da Senatore o Senatrice e invece il Grillo Parlante ha pensato bene di imporre il suo diktat senza la possibilità di intraprendere un dialogo con i partecipanti stessi. 
Purtroppo non sempre i sogni si realizzano ne tanto meno una certa fama acquisita negli anni può permetterti di realizzarli a tutti i costi, così ti imbatti in situazioni spiacevoli che, all'interno di un movimento composto da ragazzuoli che hanno colto la palla al balzo per entrare nel circuito politico italiano, hanno subito causato una crisi politica e civile, sfociata in espulsioni lampo e tradimenti post-elettorali. 
Il circuito politico ha attirato a se tanti piccoli cuccioli pronti a spartirsi insieme agli affamati volponi, il remunerativo bottino che arriva direttamente dallo stato. 
"Così, un movimento di cambiamento è diventato un movimento da cambiare, i tagli aviari sono stati tagli di teste, e l'ascesa di un nuovo dittatore, moderno, informatico, simpatico, con quel fascino da urlatore, si è trasformata in una discesa verso il disastro politico e di consensi". 


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Il "Beppone nazionale", però, non ha nessuna intenzione di alzare bandiera bianca, ha annunciato nuove sanzioni contro i dissidenti e nuove battaglie da intraprendere con il movimento. 
Ma, nell'attesa di nuovi sviluppi, vogliamo ricordare al grillo parlante che di campagne elettorali costruite sulle promesse, sulle novità, sul cacciamoli tutti, in Italia se ne contano un migliaio all'anno e mai nessuna di queste ha portato ad un cambiamento. La discussione anche con i partiti sarebbe stata una semina fertile, creare un governo in cambio di riforme chieste dal movimento, ma tutto questo non si è potuto chiedere ad un monologhista storico della comicità nostrana che ancora oggi, davanti lo specchio di casa sua, starà provando e riprovando l'ennesimo copione da recitare in piazza o tramite il suo canale tralasciando i pensieri dei Grillini.


lunedì 27 maggio 2013

Premio Blog. L'occhio del web.

Scrivere ha da sempre riempito la mia vita. La mente ha sempre elaborato un testo che sia stato musicale, poetico, narrativo o d'informazione. Riuscire nell'intento di colpire il maggior numero di persone fisiche o virtuali è l'ambizione principale e spesso non è il numero di queste persone che ti rende soddisfatto, ma anche una semplicissima e simbolica premiazione può renderti fiero del lavoro fin quì svolto.  
Dieci mila,  venti mila membri o solo tre non sempre fanno la differenza se nei tre membri c'è una blogger che sa aiutarti e valorizzare i tuoi sforzi .
Ringrazio Paola Romitelli blogger di Psike- I colori della mente per l'opportunità datami. 

Liebster Blog Award è una iniziativa nata in Germania per premiare blog meritevoli che hanno meno di 200 follower, con lo scopo di farli conoscere maggiormente.
Si partecipa rispettando le seguenti regole:

  • Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio, citandolo nel post dedicato al premio stesso
  • Rispondere alle 11 domande proposte dal blog che ti ha premiato
  • Scrivere 11 cose su di te
  • Scegliere altri 11 blog da premiare con meno di 200 follower
  • Formulare 11 domande a cui loro devono rispondere
  • Informare i blog vincitori del premio ricevuto
Le domande di Psike- I colori della mente
  • Perché hai deciso di aprire un blog? Per esporre agli altri i miei pensieri.
  • Vorresti cambiare qualcosa della tua vita? Assolutissimamente niente. 
  • Il desiderio che occupa il posto n.1 Dare un senso alla vita
  • Il desiderio che occupa l'ultima posizione nessuno
  • Cosa fai nel tempo libero? Scrivo
  • Se fossi un animale... saresti? Una talpa
  • Se fossi un fiore... saresti? Un papavero
  • Se fossi un colore... saresti? Rosso
  • In quale angolo/stanza della casa ti rilassi? Cameretta
  • Ti piace guidare? "Ni"
  • Cosa ti piace di te La spensieratezza, l'introspezione, la voglia di vivere. 
11 cose su di me
Tutte quante poco rilevanti. 

Blog premiati (Solo due ottimi Blog)
Cinema e dintorni
Play It Again 

Le mie 11 domande

  • Cosa ti porta a scrivere un articolo?
  • Perché scrivi per il Web?
  • Hai intenzione di mantenere il Blog attivo per molto tempo?
  • Le tue riflessioni sull'informazione Web.
  • Il tuo film preferito.
  • Il tuo artista preferito.
  • La tua canzone preferita.
  • Il libro che hai letto con più passione.
  • La Squadra per cui tifi.
  • Gli oggetti più strani che hai mai collezionato.
  • Le aspettative per il futuro.
Buon premio. 

mercoledì 22 maggio 2013

Venuto per servire

Esistono figure singolari che scrivono pagine bellissime di storia, che segnano i tempi e Don Andrea Gallo era una di queste. Un uomo che aveva scelto la vocazione divina per portare nel mondo la vera parola di Gesù. L'aiuto ai poveri, ai bisognosi, dare una terra agli extracomunitari e una casa agli emarginati. Ridare la vita a chi la vita l'aveva persa per strada.
Non c'era extracomunitario, tossicodipendente, omosessuale, diverso l' uno dall'altro. Tutti figli dello stesso Dio e abitanti della stessa terra, ognuno con i suoi limiti, con i suoi peccati eppure tutti quanti capaci di poter dare ancora molto a questa vita. Tutti accolti nella comunità di San Benedetto al Porto da lui stesso fondata.
Ci piace ricordare Don Gallo per le sue lotte contro la legalizzazione delle droghe leggere insieme a Vasco Rossi e Piero Pelù, ci piace ricordarlo mentre partecipa al Gay-Pride a Genoa e mentre protesta insieme al movimento No Dal Molin a Vicenza opponendosi alla costruzione di una base militare Usa nella città veneta.

Un primo fra gli ultimi. Un uomo di grande saggezza e di cultura. Un comunista, come affermano tanti, un uomo libero come dicono tutti. Un anarchico e un partigiano del signore in anticipo anni luce rispetto alle nuove tendenze papali.
Una mattina mi son svegliato 
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao 
una mattina mi son svegliato 
e ho trovato l'invasor. 
O partigiano portami via 
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao 
o partigiano portami via 
che mi sento di morir. 
E se io muoio da partigiano 
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao 
e se io muoio da partigiano 
tu mi devi seppellir 
Seppellire lassù in montagna 
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao 
Seppellire lassù in montagna 
sotto l'ombra di un bel fior 
E le genti che passeranno 
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao 
e le genti che passeranno 
mi diranno che bel fior 
Questo è il fiore del partigiano 
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao 
questo è il fiore del partigiano 
morto per la libertà


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venerdì 29 marzo 2013

All Cops Are Bastard


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Senza nessun filtro. L'Arma italiana ha dimostrato ancora una volta di come sa gestire in malo modo ogni tipo di iniziativa.
Senza ricordare il caso Diaz o il caso Sandri ne tanto meno il bruttissimo fattaccio che riguardò la morte di Federico Aldrovandi, quello che ci ha mostrato il Coisp, sindacato di polizia, ha dell'incredibile ed è una scelta di cattivo gusto.
Perchè protestare contro la madre di un ragazzo pestato a morte da quattro poliziotti molto superlativi nell'adempiere al proprio dovere?
Diciamo superlativi perché il vero compito dell'Arma è quello di tutelare la salute e l'integrità del cittadino in caso di pericolo. Se Federico Aldrovandi era veramente drogato (come evidenziato dalle deposizioni dei super eroi, smentite poi dai giudici) al punto da dover intervenire con la forza sarebbe stata cosa buona e giusta difendersi, bloccare il ragazzo e portarlo direttamente in un centro di recupero. Non ucciderlo.
Ma alla demenza non c'è limite e se facciamo risalire certi atteggiamenti alla vita di caserma che si vive in italia, il lavaggio di cervello filo fascista che si inculca agli aspiranti poliziotti o carabinieri, si deduce da dove nasca tanta ignoranza.
Perchè protestare per la difesa dei propri colleghi quando hanno pagato con spiccioli la grave accusa di omicidio?
Si, pagato con spiccioli perchè dei tre anni e sei mesi pattuiti, i super eroi hanno scontato i tre anni grazie all'indulto e i sei mesi, per quanto riguarda la donna, con i domiciliari.
Una scena a dir poco agghiacciante se si pensa che fra le vittime degli omicidi statali ci sono sempre giovani innocenti che hanno avuto la sola sfortuna di trovarsi lungo le traccie di essere arroganti convinti ancora che una stupida divisa dia loro il potere di uccidere e magari di ricevere in dono una promozione o un trasferimento.
L'ignoranza fra le camerate dell'Arma italiana regna sovrana e forse un velo di giustizia giunta dall'alto dei cieli (la morte di Manganelli) non può essere che un piccolo segnale che forse qualcosa dovrebbe e potrebbe cambiare.
Tutti gli italiani pagano le tasse per poi pagare chi ci deve proteggere e non uccidere.

E' stato morto un ragazzo

venerdì 22 marzo 2013

Domani è un altro giorno (La finestra che fa le previsioni)


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Idee sempre nuove ed originali, che appassionano, che mostrano come la tecnologia è l'unica vera risorsa di questo millennio.
Basta tecniche antiquate e via libera alla creatività. Questo è quanto succede al designer francese Mathieu Lehanneur che ha ideato una finestra che mostra il meteo del giorno dopo.
Questo dispositivo, raccoglie le informazioni da internet per quanto riguarda il meteo e le mostra sotto forma di immagini.
Nello schermo si può guardare che situazione meteorologica si può trovare il giorno dopo intravedendo così un cielo limpido, nuvoloso o se ci sarà un temporale.
Il nome assegnatoli dal designer è "Demain est un autre jour" (domani è un altro giorno).





martedì 26 febbraio 2013

Morto al Sud

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Con immenso dispiacere, questa tornata elettorale, atipica per il periodo, ha decretato alcuni verdetti che dovrebbero far riflettere i cittadini che credono in un Sud migliore.
Sarà stata questa folgorante ascesa di Grillo o quella sindrome da eterno perdente che attanaglia il Pd, il malcontento a sinistra di Vendola e la censura posta ad Ingroia ma il sud, ha ridato vigore ad un personaggio politico che si può aggettivare solo come giullaresco.
Una persona che ha curato per anni i suoi interessi, che ha navigato in politica per evadere dal carcere, che ha distrutto la concezione di famiglia e ha smantellato anni e anni di lotte femministe ritagliando alla donna il ruolo di escort o di animale da bunga-bunga. 
Eppure il sud ci credeva; Due elezioni regionali vinte da Vendola in Puglia, le ultime regionali Siciliane con Crocetta, decisamente a favore del Pd e dei Grillini erano il segno più tangibile di un cambiamento.
Ma quando si dice che si potrebbe navigare col vento in poppa ecco il colpo di scena; il sud devastato da anni di politiche fallimentari sullo sviluppo e sull'occupazione, si esibisce in un clamoroso autogol politico, e come per magia ecco risorgere dalle proprie ceneri il il giullare.
Come sia successo non si potrà mai spiegare fra le righe di un articolo qualsiasi di un blog qualsiasi, ma presumibilmente gli elettori increduli sapranno immaginare quale possa essere il vero male che affligge il sud.
D'altronde, perchè impiegare le persone del sud se le continue promesse di lavoro ad ogni campagna elettorale sono un focolare sempre acceso di consensi e voti?
Lo sbigottimento si posiziona a livelli altissimi di imbarazzo e vergogna, e comprendere che verremmo rappresentati al senato da persone che del sud ne hanno fatto solo una riserva di favori e mazzette fa veramente pensare ad una beffa sociale e civile perchè ancora una volta il sud non rinasce ma muore definitivamente sotto i colpi dell'ignoranza.

venerdì 9 novembre 2012

Dear Mister Marchionne... di Gabriele Corsi


Caro (Dear) Marchionne,

Le scrivo questa lettera a cuore aperto (open heart), e per renderla più comprensibile alla Sua poliglotta cultura, ne traduco alcune parti (parts) nella Sua lingua preferita: l’inglese (english).
Purtroppo non ho fatto un Master (corso avanzato) all’estero. Per cui mi scuso per gli eventuali errori (errors: qui, temo, Google Traduttore sbagli…).
Lei sa sicuramente meglio di me come si gestisce una grande azienda coma la Fiat (Fiat). La mia Laurea in Scienze Politiche poco mi aiuta (does not help).
Però, così a naso (at nose) la mossa di minacciare il licenziamento di 19 operai per riassumerne 19 licenziati ingiustamente – così ha sancito la magistratura (judiciary o magistracy) – sembra proprio un ricatto (blackmail: possibile?).
Scatenare una guerra tra poveri cristi, sarebbe una mossa veramente immonda (foul) e sicuramente non da Lei, Mr Marchionne!

Uno che è finito in uno spot del neo rieletto Presidente degli Stati Uniti Obama (wow)!
Figuriamoci… Lei ha studiato e girato il mondo (world) e sa benissimo, che qui stiamo parlando dellavita (life) delle persone. E su quella non si gioca (do not joke).
Perché ad ogni operaio corrisponde una famiglia, dei figli, dei debiti.
Perché non c’è solo quel posto di lavoro in ballo (dance).
C’è il giornalaio dove l’operaio non potrà più permettersi di comprare un quotidiano (newspaper), la pizzeria dove festeggiare il compleanno del figlio (son), un meccanico dove portare a riparare proprio quelle macchine (cars) che vendete.

Tutte queste cose, Mr Marchionne, Lei, sicuramente, le sa già (already).
Come conosce bene la voragine in cui si trova il mercato dell’auto. Sa benissimo che marchi concorrenti (competitors) stanno investendo moltissimo sulla ricerca e sull’innovazione, su vetture ibride o elettriche.

Detto questo, mi sembra abbastanza evidente, che Lei preferisca portare la Fiat in un posto che le piace (like) di più (more). Dove potrà mettere a frutto tutta la Sua esperienza, la Sua cultura e la Sua capacità (capacity).
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Prima però Le volevo dire due (two) cose (things).
La prima (first): a fare il capo di un’azienda così come lo fa Lei, sarebbe stato in grado anche mio nonno. Che era fabbro e semianalfabeta. Non parlava una parola di inglese. Non era mai uscito dall’Italia. Il posto più lontano da Roma dove era stato era Montelone d’Orvieto in Umbria.
Perché per dire “c’è crisi allora io licenzio”, Le assicuro non serve una laurea (degree).
È Lei l’esperto (expert).
È Lei che è pagato – tanto, suppongo (I suppose) – per farsi venire delle idee per non mandare a casa gli operai (workers).


La seconda (second): la Fiat non è un’azienda privata e basta. Le faccio un esempio: ho abitato i primi 25 anni della mia vita (life) nella periferia sud di Roma. C’erano degli ecologici e comodissimi tram che furono tolti. Sa come mai? Perché si dovevano vendere le vostre macchine.
E, come Lei certamente ricorda, non è che l’azienda di cui è al vertice (top) non abbia giovato di altre agevolazioni. Siccome un po’ di quei soldi sono anche miei, le faccio una proposta (proposal): Lei ci restituisce tutti i soldi (money) che lo Stato direttamente o indirettamente ha elargito alla Fiat e lei prende la fabbrica e la porta dove vuole (where do you want).

Noi saremo felici di donare quei soldi alle famiglie degli operai e di tutti coloro che perderanno il posto. Però almeno non La sentiremo più dire, un giorno sì un giorno no (one day yes one day no), che se continua così sposterà all’estero la produzione.

Vada a Detroit – la città di Romney, giusto? – dove La capiscono meglio.
Ma ci dia indietro (back) i nostri soldi.
Accetta lo scambio (exchange)?

mercoledì 31 ottobre 2012

Intervista a Roberto Brambilla

Roberto Brambilla
                                                                                 Biografia
Studi:
Gli studi musicali iniziano con il Pianoforte, sotto la guida del M° Morelli. Proseguono a tredici anni, gli studi di Chitarra con il M° Stefano Elli. Seguono i corsi di Composizione del M° Guarnieri al conservatorio “Giovanni Battista Martini” di Bologna, i corsi del M° Solbiati ed il M° Bonifacio presso l’ ”IRMUS” di Milano e gli studi di Composizione al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con il M° Solbiati. Ha seguito diverse masterclass internazionali di composizione tra le quali Sermoneta, Siena, Bologna, Firenze, Livorno e Milano in qualità di allievo esecutore con i Maestri Mauro Bonifacio, Peter Maxwell-Davies, Alessandro Melchiorre, Alessandro Solbiati ed Alvise Vidolin (musica elettronica). Ha studiato Direzione d’Orchestra con il M° Renato Rivolta.

Esperienze lavorative:
I suoi lavori sono stati eseguiti in Italia ed in Europa. Ha scritto musica da camera, diversi lavori orchestrali, per banda e soli, con e senza live elettronics e musica per film. Hanno suonato i suoi lavori Irvine Arditti, MariaGrazia Bellocchio, Maria Cristina Bisogni, Laura Catrani, Francesco Dillon, Kleva Metolli, AnnaMaria Morini, Gesu Zefi, l’Ensemble Solisti Toscani, il Midi Ensemble e molti altri a Firenze, Livorno, Milano, Roma, Sermoneta, Siena ed in Germania, Inghilterra e Olanda.
Ha partecipato a diversi interventi, sostenuti dalla regione Lombardia, tra i quali il Learning Week presso le scuole di istruzione secondaria. Si dedica all’insegnamento di teoria musicale, solfeggio, armonia ed analisi presso scuole private nel milanese. E’ stato edito dalle edizioni musicali Comar23. Attualmente è edito dalla Taukay Edizioni Musicali.

Opere:

  • Singer’s murder (per un percussionista) (2012)
  • Memoriam (per voce femminile e orchestra) (2010/2011/2012) 
  • Memoriam VII (settimo ricordo di Memoriam) per voce femminile e pianoforte (2010) 
  • Una ripresa dal castello (per flauto – flauto basso – e violoncello) (2008) 
  • Delle native del Sagittario (per mezzosoprano, pianoforte. flauto, clarinetto e violoncello) (2008)
  • Toy box (per violino) (2008) 
  • Fuga dalle ombre (per orchestra) (2007) 
  • L’Ent Navai (per pianoforte) (2007) 
  • Ipnagogico (per ensemble di legni, ottoni e percussioni) (2006) 
  • Elios (per chitarra elettrica) (2006) 
  • Cardinal Events (per clarinetto) (2006) 
  • Sirio, omaggio felino (per banda) (2005) 
  • Metropoli (per orchestra) (2004) 
  • Sequenza per flauto, violoncello e pellicola magnetica (2004) 
  • Studio n. 2 sul rapporto tra suono ed 
  • immagine, “Dal Pesci” Omaggio a Paul Ripamonti (per fl, cl, p.te, v.no e v.llo) (2003) 
  • La fenice fengofobica (per orchestra e coro) (2003) 
  • ProMemoriam (2003) 
  • I quadri di Gianluca (per grande ensemble, in corso d’opera) (2002/?)
  • Ritratto di una danza (per flauto, clarinetto, fagotto, trombone e violoncello) (2002) 
  • Preludio ad Orlando - il Furioso (quartetto per sette esecutori ed elettronica dal vivo) (2002) 
  • Polvere di neve (per voce femminile) (2001) 
  • L’avventura di una fanciulla – omaggio a Paul Klee (per pianoforte) (2001) 
  • Rashmila Sakia (per violino, pianoforte ed elettronica dal vivo) (2001) 
  • Ciucci? (per oboe) (2001) 
  • Il fantasma che stese il suo lenzuolo per il troppo caldo (per orchestra) (2000) 
  • Il fantasma che stese il suo lenzuolo per il forte vento (per orchestra) (2000) 
  • La luce di Al Alkat (per voce, violoncello, glockenspiel e pianoforte) (1998) 
  • C’è qualcuno che parla: Chiacchera (per ensemble di 11 strumentisti) (1996) 
  • Libertà (per band giovanili) (1996) 
  • Gente comune (per flauto, clarinetto, pianoforte, violino, violoncello) (1995) 
  • I,Jazz,K,… (per pianoforte) (1995) 
  • Contemporanea (e istantanea) di un addio (per band giovanili) (1995) 
  • Quanto vivono le stelle (per band giovanili) (1995) 
  • Cloruro di sodio (percorsi musicali popolari) (per band giovanili) (1994)
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                                           L'intervista


1-Compositore ed esecutore classico; Cosa ti spinge a credere in questo genere musicale distante dai prototipi di musica Pop?
In un mondo che ci immerge in un liquido sonoro continuo, dettato troppo spesso da speculazioni imprenditoriali, che notoriamente ci bombardano dal bar sotto casa, fino al lavoro e spesso anche al lavoro, dalla mattina alla sera, siamo ormai pronti a pensare che ciò che ci viene indicato come “pezzo da ascoltare” sia a tutti gli effetti unico e irrepetibile.
Pur non riguardandomi i meccanismi industriali che permettono la vendita di una musica leggera e contaminata è necessario prendere coscienza che spesso ci vengono presentati dei prodotti, unicamente dediti al profitto, paragonabili ai migliori shampoo o dolciumi che ogni giorno riempiono le nostre televisioni e le nostre radio.
Basti pensare ad esempio alla figura del cantautore. Pur non volendo dare di questo un esempio grossolano sono spinto fortemente a credere che, grazie a questo liquido musicale, una qualunque persona possa benissimo “scrivere” una canzone moderna senza aver cognizione alcuna. La scelta cantautoriale di un personaggio è dettata troppo spesso da un estetismo fine a ciò che già è stato ascoltato e, al posto di promuovere, alimentando con nuove “figure musicali”, quello che la nostra tradizione ci ha donato, viene preferita la non consapevolezza degli elementi musicali.
Tutto ciò, influenzato certamente da una globalizzazione totale, che ci permette in tempo reale, di conoscere gli avvenimenti di un paese esotico, e di sentirne i suoi suoni, ha contribuito a un informazione generica musicale non del tutto “corretta”.
Si badi che, nel mio caso specifico, ho avuto una preferenza verso uno strumento quale la chitarra elettrica, strumento che a ragion veduta non ha oltre 70 anni di vita e che quindi nasce sì in un periodo particolare tuttavia con fini squisitamente pratici. Al di la’ infatti della ben più famosa questione del 1951 del corpo “solid” l’esigenza di ottenere un amplificazione su una chitarra allora acustica si evince dalle difficoltà di questa di poter essere sentita all’interno delle orchestre jazz sempre più proliferanti dell’epoca. In questo periodo, un ventennio prima, ma probabilmente qualcosa in più, nella musica prende posto un interessante divisione tra ciò che è popolare e moderno e ciò che è colto e scritto. Prima di allora la funzione contemporanea delle opere, dei lavori, coincideva con il gusto e l’espressione delle persone. Ciò non è del tutto vero, possiamo citare il violoncellista che si lamentò delle armonie di Beethoven, del Re e della famosa citazione “troppe note” riferendosi a Mozart e una serie infinita di esempi allora contemporanei di dissociazione tra il proprio gusto e l’esatta posizione dell’opera d’arte.
Detto ciò è evidente come se dapprima vi fosse maggiore conciliazione, tra gusto popolare e musica dell’autore contemporaneo, oggi vi è una difficoltà, ammetto fortunatamente sempre meno netta, tra l’ascolto popolare e la musica contemporanea.
Poco fa descrivevo di questa dicotomia tra musica popolare e musica colta. Questa definizione ormai tipica non mi si addice. Trovo che la musica popolare abbia radici profonde e che quindi debba essere definita attraverso la propria cultura.
Oggi forse sarebbe meglio, definizione che rubo volentieri al mio insegnante, definire la musica colta e contemporanea semplicemente musica “scritta”. In tale definizione ritroviamo infatti la realtà pratica dell’oggettività musicale nella musica contemporanea e definiamo allo stesso tempo l’atto del pensiero compositivo.
Diverso è nettamente per la musica popolare moderna per la quale è noto non esistano partiture, semmai trascrizioni prese dalle registrazioni stesse. Questo fattore è legato unicamente a una disciplina moderna che non procede se non attraverso la cultura dell’informazione, oggi sempre più semplice.
Tornando alle mie radici da chitarrista penso che se non esistesse la musica moderna non potremmo godere di determinati timbri che, hanno donato (come sempre nella storia della musica) nuove dialettiche e nuovi costumi. 
Se pensiamo alla musica rock o all’Heavy metal, esse sono espressioni dettate da scoperte timbriche importanti. Quando Eric Clapton inserì la sua Gibson Les Paul all’interno di un amplificatore Marshall ben compresso e saturo nacque un intero genere musicale. L’evoluzione di (o la separazione da) questo genere è divenuto Heavy metal, cioè quella parte di sperimentazione che portò a comprimere e a distorcere gli strumenti ulteriormente. A questo atto conseguì la poca intellegibilità degli accordi e così l’armonizzazione venne ridotta ai famosissimi bicordi (chiaramente parliamo sempre di chitarre) che testimoniano un epoca musicale moderna.
C’è una verità profonda quando sentiamo dire “questo Bach lo aveva già scritto, questo ricorda Gershwin, i bicordi della chitarra sono nati con Villa-Lobos, ecc…” e tutto ciò che possiamo da queste frasi è intuire la profonda ricerca che musicisti del passato hanno svolto.
Ecco quindi perché la mia risposta a questa domanda non è un credere a qualcosa in particolare ma semplicemente seguire il corso dell’inarrestabile tempo che ci compete. Non dobbiamo cogliere altre informazioni oltre ciò che siamo. Dobbiamo divenire.
Come qualunque uomo tengo al successo nella mia vita. Se avessi scelto di operare attraverso la creazione di vasi avrei cercato di migliorare le tecniche e le funzioni della mia creatività e dei miei oggetti come nessuno prima d’ora ha provato.
E’ una strada difficile tuttavia piena di consapevolezza e di soddisfazioni personali.

2- Da opere per orchestra ad opere per solo pianoforte. La tua mente è in continuo fermento. Quali sono le fasi della composizione che ti indirizzano verso una o l’altra strada? 
Mi piacerebbe rispondere che il motivo che mi spinge a scrivere per un organico piuttosto che per un altro sia unicamente una ragione pratica, legata o a questa commissione o a quell’esecutore. Tuttavia nel mio profondo, in una zona indefinita dello stomaco, qualcosa si agita perché deve ammettere che la scelta di un organico nasce dall’idea musicale che inizia ad illuminarsi. Cosa ho bisogno per ottenere questo suono, questa figura, questo gesto? 
Le ragioni pratiche dettano invece il contrario ma questo “limite” ci porta a sfide ancora più interessanti. E a volte semplificano perché sappiamo già cosa non si può fare!
Il valore di un opera non si esprime certo dal numero di elementi che la formano ma dalla qualità dell’esposizione (non intesa in senso musicale) e della ricerca timbrica, ecc... . I fattori in realtà sono moltissimi.
Dalla mia esperienza però posso dire che quando tutti i fattori collimano, quando da quell’innocente abbozzo di idea, il progredire dei fattori portano piano piano a quel centro focale, ecco che quella che una volta era solo una sciocca o immatura idea ora è opera compiuta nella mia mente, e quindi posso scriverla.
Il processo che porta un lavoro per pianoforte solo , per flauto solo, per quartetto o un opera orchestrale a compimento è simile.
Prendo ad esempio, mi permetta, il mio Memoriam VII per voce e pianoforte. Questo è in realtà il settimo ricordo della mia opera per voce ed orchestra “Memoriam”. In questa enorme arcata di 50 minuti del Memoriam vi è un momento in cui, sulla sezione aurea, l’orchestra si riduce a solo il pianoforte. Segue a questa riduzione il “settimo ricordo” Memoriam VII, appunto per voce e pianoforte. Il significato e la sua posizione nella grande forma sono per me in questo momento indice di un raccolto e intimo disegno. E’ addirittura possibile, nell’ultima parte di questo ricordo sentire, al di sotto di un melos evocativo, un battito cardiaco cercato nelle regioni più viscerali del pianoforte. Questa idea timbrica si è evoluta all’interno di pensieri quale il battito cardiaco, il timbro estremamente riconoscibile dello stesso, la sua ciclicità, l’operare umano indipendente dalla sua funzione ancestrale. Era tutto ciò che mi occorreva in quel momento, e l’ho esposto. 

3- Quali sono i compositori che hanno ispirato o ancora ispirano la tua musica? 
Quando avvio un processo compositivo sono conscio che qualunque cosa io scriva essa è serva della musica. So bene che la mia sperimentazione, la mia ricerca timbrica, che ha come fine il far nascere un’ opera viva e rigogliosa, si basa su ciò che siamo stati.
Nonostante ciò non posso ammettere di essere ispirato a quei compositori che amo, soprattutto se del passato, perché per quanto Maestri della loro Arte essa mi è tremendamente distante. Molto più vicini sono semmai i miei colleghi o i miei Maestri, che testimoniano l’epoca moderna con il linguaggio che oggi è diffuso.
D’altro canto mentirei se non nominassi, quale devozione per esse, la visione estremamente lontana di Bach, la lucida esposizione formale in Brahms, la ricerca timbrica nelle opere di Stravinky e Mahler, la cura espositiva Wagneriana, la ricerca doverosa e assi personale di Berg, gli enormi gesti di Maderna, la grandezza di Donatoni, l’abbraccio di Solbiati. Vorrei citare tra i giovani compositori contemporanei Federico Gardella e Vittorio Montalti, certamente fonti d’amicizia e di dedita stima.
Molti altri sarebbero nominabili vi assicuro!
E anche nel contesto moderno non posso che ammirare il tentativo riuscito di Jimy Hendrix di evolvere la tecnica del proprio strumento o la ricerca di Frank Zappa, che lo ha avvicinato a ragion veduta al linguaggio di oggi.

4- Quali orizzonti sogni di oltrepassare con la tua musica? 
L’infinito orizzonte non ci è concesso. Possiamo però liberamente esprimerci sul suolo che solchiamo. Sono certo che anche la mia ricerca contribuirà al nuovo linguaggio che verrà ed è quindi importante cercare di imparare ad esprimere sempre con più lucidità le nostre capacità. Per ora mi concedo di godere di questo stupendo periodo artistico che stiamo vivendo, a mio parere tra i più belli nella storia dell’umanità.

5- In un’ epoca dove i talent sfornano periodicamente artisti che durano il tempo di un singolo o di un solo disco, come ti poni nei confronti di questo fenomeno?
Sentii in passato regole assurde nelle quali per ragioni di marketing, il “ritornello”, deve essere entro il primo minuto della canzone o la canzone non deve essere più lunga di quattro minuti (se non tre).
Come spiegavo, queste sono le ragioni di una casa che produce prodotti per la pelle, è marketing di un prodotto. Non ha niente a che fare con l’arte e quindi non ne sono interessato.
Consiglierei piuttosto ai giovani dediti alla musica di concentrarsi nelle proprie ricerche timbriche al fine di offrirci ciò che la musica veramente ci può donare.
Il successo non dipende dal numero di copie che vendi.
Il successo è il raggiungimento dei propri obbiettivi morali ed intellettuali quale uomo complesso immerso in una società complessa.

6- Quali sono le aspettative per il futuro? 
Sono interessato a fare ascoltare la mia musica in tutti i festival del mondo. Vorrei creare un ensemble per diffondere la musica di oggi e mi piacerebbe dedicarmi alla ricerca musicale assieme a colleghi che possano portare la propria esperienza al servizio di tutti. So bene essere un utopia, ma il bene comune dovrebbe avere un importanza superiore. 
Noto tra i giovani universitari sempre più interesse per la musica del ‘900 e la musica contemporanea. Mi piacerebbe trovare i mezzi per allargare ulteriormente questi orizzonti tali da abbracciare più persone. Quello che è il linguaggio musicale di oggi, vi assicuro, è un immagine di rara delicatezza che prende vita all’ascolto ed è ben lontano dal semplice susseguirsi di rumori ininterrotti.


sabato 27 ottobre 2012

Lanciano bimbi per onorare divinità

Le credenze popolari, ai nostri tempi, lasciano ormai il tempo che trovano. Le culture maggiormente sviluppate hanno smesso di compiere riti di offerte a Dei e Santi perché ritenute fuori ogni logica di ragionamento religioso e umano.
Nonostante il progresso abbia condotto l'uomo ad una visione del tutto moderna per quanto concerne la devozione, in alcuni paesi del mondo Orientale, alcune tradizioni si sono sviluppate nel tempo e hanno piantato radici nelle credenze popolari e nelle menti degli abitanti.
In India, da 500 anni, nel villaggio di Nidoni, si porta avanti una pericolosa tradizione. Un bambino di età compresa tra i zero e i cinque anni viene lanciato da un' altezza di 15 metri.
Il rituale, Baby Tossing Ritual, si svolge nel mese di dicembre dal tetto del tempio Shiva Parvathi. 

I bambini vengono lanciati nel vuoto e si lasciano atterrare su di un materasso, stile salvataggio dei pompieri.
Lo scopo del rituale è quello di espletare una sorta di devozione agli Dei da parte di quelle madri che hanno avuto un figlio solo dopo un lunga attesa.
Si dice che il rituale sia anche di buon auspicio per la salute dei bambini che da questo lancio ne escono fortificati.
Tante critiche ha acceso questo rituale soprattutto dal Rationalist International che ha affermato la volontà di far interrompere questa pratica. Dall'altra parte, invece, gli abitanti del villaggio hanno ribadito la volontà di proseguire con la pratica perchè ritenuta non pericolosa in quanto in 500 anni di rituale non è mai successo niente ai bambini.

giovedì 26 luglio 2012

L'abito con l'aria condizionata.


L'arrivo delle alte temperature estive provocano in quasi tutte le persone i soliti disagi non solo fisici ma estetici. Si ha da sempre il problema di come affrontare, per l'esagerata sudorazione, il problema degli aloni causati dal sudore. Ma qualcuno ha trovato la soluzione a questi problemi.
L’abito con aria condizionata è un’invenzione davvero utile e mai vista prima d’ora ed è stata realizzata da Hiroshi Ichigayam.
Ichigayam è un ex tecnico della Sony, ed ha brevettato un abito, completo di pantaloni e di giacca, che implementa un utilissimo sistema di aria condizionata incorporata. 
Grazie ad un sistema di areazione interno e ad una ventola, l’aria circola sul nostro corpo e ci rinfresca dappertutto.
Le zone che sono maggiormente interessate sono quelle più a rischio aloni, come le ascelle, che vengono mantenute fresche per tutto il giorno. 
L’unica cosa alla quale ci si dovrà abituare sarà il classico ronzio della ventola, che ci perseguiterà finché non si toglierà l’abito.
Il problema sarà risolto, afferma Ichigayam,  poiché sarebbero già al lavoro per cercare di trovare una soluzione, installando un silenziatore.
Una simpatica soluzione al problema annoso dell'eccessiva sudorazione. 

venerdì 13 luglio 2012

LandFill Prize (Il premio spazzatura)

Molti personaggi hanno fatto la storia dell'umanità apportando, grazie alle loro invenzioni, benefici importanti per la vita dell'uomo. Questi personaggi sono stati indicati come inventori.
Questa categoria racchiude i più grandi nomi di scienziati, di dottori, di architetti, ecc.... ma racchiude anche una folta schiera di personaggi che cercano giornalmente di inventare qualcosa di nuovo per entrare nella storia. Questi finiscono non solo nel dimenticatoio ma soprattutto nella lista del premio "Landfill Prize".


Il premio nasce con l'intento di premiare quegli inventori di "invenzioni commercializzate" che finiscono direttamente nella spazzatura. 
Di seguito verranno riportati i nomi di alcune invenzioni che hanno attirato l'attenzione non dei consumatori ma soprattutto quella degli organizzatori della manifestazione. 

Il cono gelato rotante: vi toglie la "fatica" di girare il cono manualmente.
Coprisedile d'aereo personalizzato: potrete scegliere la fantasia che più vi piace oppure una vostra foto per una vacanza dove dovrete ricordarvi di portare una cosa in più.
Forchetta motorizzata: per i negati che non riescono ad arrotolare gli spaghetti sulla forchetta.
Sedia da campeggio con casse ed mp3: per rilassarsi con finti rumori della natura anche sul balcone di casa.
Il camaleonte con presa USB: per rallegrare il monitor del vostro PC e distrarvi dallo studio e dal lavoro, il camaleonte non camnia colore, ma ruota gli occhi e mette fuori la lingua.
La corda per saltare con conta-salti: per chi non riesce a fare le due cose in contemporanea.
Le voci per il navigatore: voci sciocche o di personaggi famosi da installare sul navigatore satellitare.
Promemoria digitale magneticoSe non avete voglia di scrivere un appunto a qualcuno, magari appeso al frigorifero, potete ora lasciare un video messaggio. Qualcuno si è preso la fatica di integrare in un magnete da frigo una webcam, un registratore e un video riproduttore così per permettere la registrazione e la successiva riproduzione di un video messaggio.
Asciugatore di reggiseno:Si tratta di un dispositivo a forma 
di busto femminile, una griglia dove far girare dell’aria per asciugare in modo più appropriato i vostri reggiseni senza rovinarli e mantenendoli in forma.






La lista purtroppo è molto più ampia e si avvale di invenzioni che hanno visto la luce, hanno avuto il piacere di assaporare lo scaffale di qualche negozio ma che in breve tempo sono finite nelle discariche  senza aver lasciato alcuna traccia o il segno nella nostra civiltà. 

mercoledì 27 giugno 2012

Liu Bolin e l'arte del mimetismo.

L'arte trova ormai sfogo nelle forme più disparate e questa di Liu Bolin è sicuramente un'altra spettacolare esibizione artistica di questo secolo. 
L' artista cinese ha creato un vero concept di immagini "Hiding in the city" (nascosto in città)dove dimostra la sua nuova arte. "Il mimetismo"

Il successo della sua arte lo si deve alla sua bravura ma soprattutto a internet. Le foto hanno fatto il giro del mondo portando alla ribalta il creatore. Ma la domanda è stata subito posta: Si tratta di fantasmi, fotoritocco o altro?

Sicuramente è un modo veramente originale di fare arte e più che fantasmi o fotoritocchi sembrano essere estro e genio i principali fattori delle rappresentazioni dell'artista
Queste riportate sono alcune delle immagini che hanno reso famoso Liu Bolin.




sabato 23 giugno 2012

Questi cazzo di anni zero...

C'erano scaffali pieni di vinili, di musicassette, pieni di Compact Disc. C'erano giradischi, radio cassette, radio cassette munite di lettori Cd. C'erano i due lati del vinile da ascoltare a ruota, le registrazioni su nastro da ascoltare una dopo l'altra, il Compact Disc ascoltabile secondo ordine preciso o con la possibilità di alternare i brani secondo gusto personale.
C'erano i volti sulle copertine di Francesco De Gregori, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Claudio Baglioni. C'erano tantissimi altri cantautori e non che hanno fatto crescere i nostri genitori sulle note di Rimmel, di Via Del Campo, di 4 marzo 1943, di Questo piccolo grande amore. C'era il testo da leggere direttamente sul libretto della copertina. 
C'erano un disco per l'estate, Roxy bar, Una rotonda sul mare. C'era Red Ronnie che lanciava la musica nelle nostre case, c'era Maurizio Seymandi e il supertelegattone che ci aggiornavano sulle vendite e gli ascolti dei vari artisti. 
C'era la necessità di comprare il nuovo disco del nostro cantante o gruppo preferito per averlo negli scaffali. C'era la poesia che riecheggiava fra le quattro note del giro di Do o fra le virtuose scale di un pianoforte
C'era una generazione che attraversava il '68 guidata da una nuova rivoluzione. 
C'era il Boom economico. 
C'era la lotta armata
C'erano e ci sono brani che durano ancora in eterno.
C'erano e ci sono genitori che nostalgicamente chiedono ai figli vecchi brani, i brani della Bit Generation, da suonare con una chitarra classica o seguendo i MIDI di qualche programma "uccidi musica live". 

Ci sono Hard Disk stracolmi di cartelle File contenenti tutte le discografie dei più disparati artisti, spesso anche degli artisti che c'erano. Ci sono Player virtuali che raccolgono un numero inimmaginabile di brani da riproporre secondo uno schema o secondo una libertà assoluta. 
Ci sono Mp3, Mp4, I-pad, I-pod, tablet e tantissimi altri aggeggi per ascoltare musica. 
Ora non inonda più la stanza ma entra dentro le orecchie direttamente trasportata da auricolari, da cuffie minuscole, da cuffie gigantesche
I testi si scaricano direttamente dai siti internet e si stampano facilmente tramite apposite macchine. 

Ci sono i cantautori, gli interpreti, i gruppi rock, i gruppi Pop-rock, i gruppi indie, i gruppi Ska, i gruppi reggae, ci sono gli Amici di Maria e ci sono i DJ

Ci sono cantautori che portano avanti un pensiero. Ci sono giocolieri di parole che sui profili dei vari social network inseriscono i propri video, i video dei propri concerti delle proprie registrazioni caserecce. 
Ci sono parolieri che hanno tanto da dire, che riflettono in musica i nostri tempi, il nostro modo di amare, di guidare, di bere, di cantare, di sognare, di morire, di imbrogliare, di corrompere. 
Ci sono locali con cinque persone e un cantautore, ci sono locali con cinque persone e un gruppo su di un palco e ci sono piste da ballo con cinquecento ragazzi e un DJ

C'è il calore di una voce rauca, la potenza di una voce acuta. C'è la possibilità di sentire ancora una lirica poetica. 
C'è una chitarra, una chitarra e un basso, una chitarra un basso ed una batteria, una chitarra un basso una batteria e una tastiera. 
Ci sono due casse da 200 Watt, nessuna poesia, nessuna voce calda, nessuna voce acuta, ne il calore ne la potenza. 
C'è un computer e una piastra tecnologica per mixare due canzoni senza interruzione. 
Ci sono Peppe Voltarelli, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Ligabue, Vasco Rossi e tantissimi altri.
C'è Dente, c'è Brunori Sas, c'è Vasco Brondi e tantissimi altri. 
C'è una leva di giovani zero. C'è la crisi economica e c'è una lotta armata.... al bar
C'è la LEVA CANTAUTORALE DEGLI ANNI ZERO


La lotta armata al bar (V. Brondi)


i cassonetti in fiamme fanno un odore strano
i nostri discorsi seri di ieri intercettati dai finanzieri
gli spacciatori tunisini affittano camere di alberghi vicini alle stazioni
noi siamo egocentrici come i gatti scappati dai condomini

facevi risorgere i binari morti e ricucivi i polsi a tutti
facevi risorgere i binari morti per portarci al discount a fare acquisti
e il problema ripetevi è che sono stati asfaltati i prati e non i preti
guardando i muratori che camminano sui tetti fare ancora i nostri imbarazzanti progetti con i pianeti che ci precipitano in cucina e ci disfano i letti i letti matrimoniali in cui dormiamo da soli come cani investiti come i bambini mangiati dai democristiani
facevi risorgere i binari morti e ricucivi i polsi a tutti
facevi risorgere i binari morti per portarci al discount a fare acquisti
andiamo far la spesa là la lotta armata al bar la lotta armata al bar
gli addetti alla fabbricazione del buon umore sono in cassa integrazione le tue tanto attese mestruazioni e le rivoluzioni e gli interessamenti per le persone più fatiscenti che incontri mentre crollavano i poster
e tu davi da bere a tutti i cani di piazza verdi con i tuoi pianti e gli esaurimenti le telefonate inconcludenti e i nostri voti scarsi rifacciamo le tette ai nostri progetti scadenti restaurando quei momenti quando ci lacrimavano addosso anche i soffitti
e tu correvi su chilometri di scontrini ma non mi raggiungevi

cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero?

delle nostre giornate che sono state ristrutturate
di tutti gli altri libertini che sono stati biodegradati
di quando sono arrivati gli artificieri e ci hanno disinnescati e si fermavano i tram per deridermi
e si fermavano i tram per deridermi
i cassonetti in fiamme fanno un odore strano
i nostri discorsi seri di ieri intercettati dai finanzieri
gli spacciatori tunisini affittano camere di alberghi vicini alle stazioni
noi siamo egocentrici come i gatti scappati dai condomini

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