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martedì 23 luglio 2013

Il Comunismo non ha fallito [...] Ma chi non l'ha voluto attuare






Assistiamo ad una stratificazione sociale che ha scavato una profonda voragine tra il ricco manager d'azienda e il povero operaio di fabbriche o di uffici statali e privati. 
Assistiamo ad una diminuzione dell'occupazione con circa nove milioni di italiani a rischio povertà e con la concreta possibilità di finire in mezzo ad una strada. 
Assistiamo ad una gigantesca baraonda politica fatta di inciuci tra fazioni politiche distanti anni luce sul piano ideologico ma vicine per quanto riguarda il mantenimento di una poltrona molto ambita e di sicuro sostentamento economico. 
Assistiamo giornalmente ad affermazioni fuori logo e degne di causare guerre diplomatiche ma prontamente cancellate per mantenere gli equilibri politici troppo cari ai volponi che siedono sulle poltrone di palazzo. 
Assistiamo ad un declino culturale e civile che ha incattivito il paese e ha rilanciato gli episodi di delinquenza.
Assistiamo ad uno sfruttamento del lavoratore sempre più vittima del proprio datore di lavoro e di un mercato che al di fuori di una certa età considera già vecchio un quarantenne e lo lascia fuori dal circolo vizioso creato dai contratti con formula di apprendistato e dei contratti part-time.
Assistiamo ad un'assenza di politica vera e propria, di rappresentanza. Il politico eletto tramite espressione popolare non fa più l'interesse del cittadino ma di una classe dirigente molto lontana, costituzionalmente e umanamente, dal governare per il bene del popolo. 
Assistiamo alla nascita di nuovi movimenti, ondate misteriose che portano in piazza milioni di elettori, li fa votare a suo favore per poi dilapidare l'enorme consenso perchè ancorati ad un programma incentrato solo sul taglio degli stipendi e non su politiche di sviluppo. 
Assistiamo ad un declino italiano sempre più lontano dal resto d'Europa e del mondo.
La Turchia ci ha dimostrato come si lotta contro una decisione sbagliata da parte di un governo, l'Egitto ci ha mostrato come si può scegliere un nuovo governo.
In Italia l'unica cosa che si è saputa scegliere, più per inerzia che per volontà, è stata la lenta ascesa verso il nulla di un partito di estrema sinistra sempre più vittima di un'informazione e di una classe dirigente più incline all'imbroglio per tutelare i propri interessi. 
Tutto questo ha portato alla fatidica e quanto mai blasfema frase: "Il Comunismo ha fallito". 
Se tiriamo le somme, anche rileggendo i dati dell'ultima tornata elettorale non possiamo non essere d'accordo con tale affermazione, ma se ci soffermiamo attentamente sulle cause di tale insuccesso non possiamo non tirare in ballo l'estrema propensione dell'elettore italiano a votare a Destra ma con uno sguardo a Sinistra perchè non si sa mai. 
Il comunismo inteso come quell'insieme di idee economiche, sociali e politiche, accomunate dalla prospettiva di una stratificazione sociale egualitaria che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro (Cit.), in Italia non ha potuto mai trovare terreno fertile per crescere. 
A quale dirigente pubblico e privato è mai passato per la testa la possibilità di far diventare decoroso un lavoro, producendo insieme all'operaio e donando ad esso un contributo adatto allo stile di vita del nostro paese? A nessuno, e la crisi, l'assenza di lavoro e di manodopera non è altro che un voler seguire ideali capitalistici poco consoni alla storia del paese. Un paese che da costituzione è classificato come "Repubblica fondata sul lavoro" non può non attuare idee comuniste per risollevare le sorti dei cittadini che lo abitano. 
E all'affermazione "il comunismo ha fallito" non si può che rispondere che: "ha fallito chi non l'ha voluto attuare". 

Il comunismo non toglie a nessuno il potere di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto il potere di soggiogare il lavoro altrui mediante questa appropriazione... Karl Marx

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